sabato 22 novembre 2014

SVEGLIATI PER FAVORE..!


Ci hai descritto la via della volontà e quella dell’abbandono.
La via della volontà certamente non fa per me, ma nemmeno quella dell’abbandono sembra perfetta. Ebbene, che fare?
Amato Maestro, sono nella confusione più totale. Per favore, mostrami il sentiero.
Innanzitutto, se fossi davvero totalmente confuso, da quella confusione sorgerebbe la chiarezza; ma tu non sei totalmente confuso. Nel momento in cui la confusione è totale, diventa di per se stessa il sentiero; in quel caso non occorrono altre vie. Noi cerchiamo una via perché siamo confusi… ma non lo siamo mai fino in fondo, per questo pensiamo di poter risolvere la situazione. Una confusione totale implica che sei totalmente impotente; non sai dove andare, non capisci più nulla di te stesso, della Via, della meta. Non sai nulla. Sei in uno stato di vuoto mentale; se la confusione è totale, la mente si svuota.
No, tu non sei mai totalmente confuso; certo, in te c’è un po’ di confusione, ma non è mai totale. La confusione totale è una delle vie per raggiungere il divino. Significa che tutto il tuo sapere era senza valore; e quando dico tutto, intendo proprio tutto. Non puoi dire: “Le cose che conosco sono poche, ma vere”. Totale confusione vuol dire che sei in una sconvolgente oscura notte dell’anima; non ci sono luci né vie d’uscita: sei disperato, impotente. Il futuro è scomparso e il passato non ti ha portato da nessuna parte: l’angoscia ha raggiunto l’apice. In quell’apice, la mente scompare, perché può sopravvivere solo se sei parzialmente confuso: la mente non può esistere nella confusione totale. (…)Se ritieni che né la volontà né l’abbandono sono il tuo sentiero, allora ti dirò che, per te, sembra naturale essere in confusione; ebbene, lascia che questo sia il tuo sentiero. In questo caso, sii totalmente confuso, non trattenerti; sii cosi confuso da annullare, dentro di te, qualsiasi traccia del sapere: non hai certezze, non hai sicurezze, nessuna scrittura, né religione, né professioni di fede. E ti dico questo, perché io stesso ho lavorato sul sentiero della confusione.(…) Confusione vuol dire conflitto; in te esistono due idee opposte, che ti tirano in direzioni contrarie, dilaniandoti. (…) Una persona saggia esita, non può avere certezze. Un saggio conosce la molteplicità della vita, la multidimensionalità dell’esistenza; comprende che tutto ciò che sappiamo non è nulla in confronto a ciò che rimane da conoscere. L’ignoto è sempre maggiore di ciò che è noto; il conosciuto non è altro che un granello di sabbia.
Il Buddha dice: “Tutto ciò che conosco equivale a un granello di sabbia, mentre ciò che non conosco equivale a tutta la sabbia della Terra, di tutti i Gange, di tutti i fiumi e di tutti i mari”. La certezza non è qualcosa di prezioso; certo, è comoda, come è comoda la stupidità. Un idiota sembra la persona più felice al mondo; come mai? Perché in lui non esiste confusione, di fatto non ha una mente che possa confondersi. (…)
Un ricercatore della verità diventa un grande fuoco, una sete, una fame insaziabile. Egli mette in gioco tutta la sua vita; naturalmente, deve correre il rischio di andare in confusione… e sarà quello che sarà. (…)Se la confusione viene usata fino in fondo, le tue convinzioni spariranno; verrà fatta una pulizia radicale. In quello stato privo di convinzioni, la confusione diventa impossibile; nel momento in cui la confusione diventa impossibile, sorge una chiarezza, ma non è una chiarezza creata dalla fede, dalle scritture, dall’appartenenza a una chiesa; non nasce dal desiderio di tranquillità, da una convenienza, non è creata da qualcun altro, la trasparenza della tua consapevolezza; ed è attraverso tale chiarezza che giunge la verità. (…)
Io ti sconvolgerò e ti strapperò alla tua tranquillità, alle tue certezze; ti metterò sottosopra, sarò come un ciclone. Io sono qui per distruggere radicalmente la tua mente. Solo se sei pronto a quella distruzione, in te sorgerà la creatività. (…)
Prova la via della volontà; forse fa per te, forse no. Non posso dire, così su due piedi, se fa per te oppure no, perché se ti dico qualcosa e tu ci credi, si crea per te la possibilità di andare in confusione, un domani. Non avere fede in me; prova. Cosa c’è di sbagliato nella via della volontà? Sii un po’ più giocoso, è uno sport bellissimo; prova la via della volontà. (…) La via della volontà o la via dell’abbandono non sono autostrade che chiunque può percorrere senza che la strada cambi mai; niente affatto, la strada cambia in base a chi la percorre. Tu porti la tua qualità. (…)
Il tuo abbandono sarà, perfetto quanto lo sei tu. Non aspettarti di più, altrimenti sin dall’inizio creerai ostacoli alla tua crescita. In realtà, la via è perfetta solo quando sei arrivato alla fine, mai prima; ma a quel punto, non è necessaria. (…)
La vita è un processo, non è perfetta; in essa tutto è imperfetto, non vi è nulla di perfetto. Quindi, il massimo che puoi chiedere è: “Qual è la via più perfetta?”. Non la via perfetta, ma la più perfetta, relativamente parlando. Forse per te la via della volontà non à perfetta come quella dell’abbandono, ma se pretendi una perfezione al cento per cento, sin dall’inizio, sei troppo avido. Procedi lentamente. La tua via è il tuo sentiero; ti cambierà e tu cambierai il sentiero: sarà un processo dinamico, dialettico. Tu cambierai la via attraverso il tuo cambiamento, e a sua volta la via cambierà te; ed entrambi vi arricchirete a vicenda. (…)
E mi chiedi: “ Ebbene che fare?”
Secondo me, si può fare solo una cosa… Ma prima lasciami raccontare una storia bellissima. Ascoltala con estrema attenzione. E’ un racconto di Jorge Luis Borges, uno degli scrittori più metafisici del Novecento.
Episodio del nemico:
Dopo tanti anni di ricerca e di attesa, il nemico era arrivato alla mia porta. Dalla finestra lo vedevo risalire la collina. Camminando sull’erta strada, si appoggiava a un bastone, un rozzo bastone che nelle sue mani sembrava più una canna da passeggio che un’arma. Benché lo aspettassi, bussò alla porta in modo così debole che lo udii appena. Alla porta armeggiai con la chiave per lasciarlo entrare. Ebbi paura che svenisse da un momento all’altro, ma dopo alcuni passi esitanti, cadde sul mio letto, totalmente esausto.
Mi chinai su di lui in modo che potesse udirmi: “Gli anni sembrano passare solo per noi” gli dissi “ma passano anche per tutti gli altri. Finalmente siamo qui, io e te, faccia a faccia e ciò che è successo in precedenza, adesso non conta più”. Mentre parlavo, si sbottonò il soprabito. La sua mano destra stava nella tasca della giacca, e da li mi puntava qualcosa. sapevo che si trattava di un revolver.
Poi mi disse, con voce ferma: “Per riuscire a entrare in casa tua, ho fatto ricorso alla pietà. Ora sei alla mia mercé, e non ti perdonerò”.
Cercai di dire qualcosa: non sono una persona robusta, e solo le parole potevano salvarmi. Riuscii a mormorare: “E’ vero che molto tempo fa ho maltrattato un ragazzo, ma ora tu non sei più quel ragazzo e io non sono più quel bruto indifferente. Inoltre, la vendetta non è meno inutile e ridicola del perdono”.
“Proprio per questo ti ucciderò” rispose. “Perché ora non sono più quel ragazzo. Ciò non ha nulla a che fare con la vendetta: è un atto di giustizia. I tuoi argomenti, Borges, sono solo stratagemmi con cui cerchi di impedirmi di portare a termine la mia missione. Non c’è nulla che puoi fare ora”.
“C’è una cosa che posso fare” obiettai.
“Cosa?” chiese.
“Svegliarmi” risposi.
E così feci.
Tutta la vita che conosci non è altro che un sogno, anzi un incubo. Sia il nemico sia l’amico fanno parte di un sogno; e così le teorie, le filosofie, i dogmi, le chiese: sono tutti parte di un sogno, il sogno dell’uomo.
L’unica cosa che va fatta è svegliarsi: svegliati per favore. Ma nessuno può svegliarti … se non sei tu a deciderlo. E’ una tua decisione. Non occorre più cercare spasmodicamente una fede esterna cui aggrapparsi, perché tutte le fedi sono false. Non occorre cercare una filosofia di vita: la vita è sufficiente. Tutte le filosofie sono false, inclusa la mia. Quando dico tutte intendo tutte.
Svegliati! Per favore, svegliati! Questo è tutto ciò che si può dire.
- OSHO -
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