sabato 28 giugno 2014

Commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha

Gautama il Buddha non predicò una religione, nè insegnò una filosofia intesa come sistema di pensiero. Ciò che fece fu molto più semplice e, al tempo stesso, estremamente più complesso: diede all'umanità una pratica in grado di liberare dall'infelicità che pare contraddistinguere il nostro esistere, spiegando al tempo stesso i motivi di tale infelicità e i meccanismi che la reiterano nel tempo e la tramandano di generazione in generazione.
Buddha si limita a osservare l'evidenza dei fatti: tutto ciò che esiste, se considerato in base alle apparenze esteriori, è intaccato dall'illusione: anicca, "niente dura", tutto è impermanente e pertanto là dove si insiste a usare nomi e a parlare di "essere" sarebbe molto più corretto parlare di "divenire".
E la verità è questa: tutto scorre, la vita è un fluire, ogni cosa muta incessantemente, la vita diviene morte, la morte diviene vita, voler fissare in quel flusso una solida dimora significa porgere il fianco a una sofferenza immane, inevitabilmente, ovvia, evidente.
Per ignoranza, tuttavia, noi insistiamo nel voler essere un io, e questo significa appunto voler fissare una dimora stabile in quel fluire; ecco perchè la nostra vita è sofferenza: dukkha.
L'intero messaggio di Buddha converge pertanto su un unico punto: meditare, e cioè esercitare costantemente l'attenzione cosciente, distaccata, imparziale, rispetto a qualsiasi cosa ci si pari di fronte.
Ossevare, osservare, osservare.....il corpo e i suoi meccanismi, la mente e il suo flusso di pensieri, le emozioni e le loro implicazioni, in questo si arriverà a vedere il mondo per quello che è, si vedrà anche quanto si è condizionati e al tempo stesso si attuerà un progressivo decondizionamento, che sarà accompagnato da un sempre più intenso acquietamento interiore. In quella quiete esloderà la percezione di ciò che noi siamo veramente e in quella realizzazione si ha liberazione.....anatta, "libertà da se stessi", poichè lungo il cammino si vedrà di non essere questo, di non essere quello, di non essere nulla di definibile come un "io".
Conserva sveglia la consapevolezza essenziale, in modo da non farti travolgere dalle illusioni, dai desideri, dai sogni e dalle proiezioni che conducono all'infelicità. Vivi assolutamente spoglio di sostegni, senza conclusioni, senza ideologia, senza pregiudizi: altrimenti, con ogni probabilità, continuerai a proiettare sul Reale la tua idea. non vedrai mai le cose così come sono, ma solo quello che tu vuoi vedere. Creerai una tua realtà personale che sarà inevitabilmente falsa; la realtà non deve essere inventata, deve solo essere scoperta, è già presente. E non è la realtà a essere nascosta, bensì sono i tuoi occhi a essere coperti da strati e strati di polvere.

"La mente che mente" Osho
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