venerdì 18 aprile 2014

LA FOGLIA DI PIPPALA

Ai piedi dell'albero di pippala l'eremita Gautama raccolse il suo formidabile potere di concentrazione nell'esame del corpo. Vide che ogni cellulosa è come una goccia d'acqua immersa nel fiume infinito di nascita esistenza e morte, senza riuscire a trovare nel corpo una sola cosa che rimanga immutata o di cui sia lecito dire che costituisca un sè separato. Mescolato con il fiume del corpo scorre il fiume delle sensazioni, in cui ogni goccia d'acqua è una sensazione. E anche queste gocce si accavallano in un processo di nascita esistenza e morte. Alcune sensazioni sono piacevoli, altre spiacevoli e altre ancora neutre, ma tutte sono impermanenti. Appaiono e scompaiono, precisamente come le cellule del corpo.
Con potente concentrazione Gautama investigò il fiume delle percezioni, che scorre intrecciato al fiume del corpo e delle sensazioni. Le gocce del fiume delle percezioni si frammischiano influenzandosi l'un l'altra, in un identico processo di nascita esistenza e morte. Se le percezioni sono accurate, la realtà si rivela; se sono distorte, la realtà si vela. Gli uomini sono eternamente preda della sofferenza a causa delle percezioni distorte: credono permanente ciò che è impermanente, dotato di un sè ciò che è privo di un sè, soggetto a nascita e morte ciò che non soffre nè nascita nè morte, e dividono ciò che non si può dividere.
Quindi illuminò di consapevolezza gli stati mentali che causano la sofferenza: paura, ira, odio, arroganza, gelosia, avidità e ignoranza. la consapevolezza divampò in lui come un sole radiante, e gautama usò il sole della consapevolezza per illuminare la natura di questi stati mentali negativi. Vide come tutti nascono a causa dell'ignoranza. Sono tenebra, assenza di luce. Vide che la chiave per giungere alla liberazione è performare l'ignoranza. Sono l'esatto contrario della consapevolezza. Sono tenebra, assenza di luce. Vide che la chiave per giungere alla liberazione è perforare l'ignoranza e penetrare nel cuore della realtà per farne esperienza diretta. Tale conoscenza non è più conoscenza intellettuale, ma esperienza diretta.
In passato, Siddhartha aveva esplorato molti modi per vincere la paura, l' ira e l'avidità, ma i metodi usati non avevano dato frutto perchè non erano che tentativi di sopprimmere sensazioni ed emozioni. Ora capiva che anch'essi erano causati dall'ignoranza e che, liberandosi dall'ignoranza,la visione profonda di Siddhartha era il frutto della sua grande concentrazione.
Sorrise e levò lo sguardo a una foglia di pippala stagliata contro il cielo azzurro, la cui punta ondeggiava verso di lui come so lo chiamasse. Osservandola in profondità, Gautama vi distinse chiaramente la presenza del sole e delle stelle; perchè senza sole, senza luce e calore, quella foglia non sarebbe esistita. Questo è in questo modo, perchè quello è in quel modo.
Anche le nuvole vide nella foglia, perchè senza nuvole non c'è la pioggia e senza pioggia, quella foglia non poteva esistere. E vide la terra, il tempo, lo spazio, la mente: tutti presenti nella foglia. In verità, in quel momento preciso, l'universo intero si manifestava nella foglia. La realtà della foglia era un miracolo stupefacente.
Generalmente si pensa che una foglia sia nata a primavera, ma Gautama vide che esisteva già da tanto, tanto tempo nella luce del sole, nelle nuvole, nell'albero e in se stesso. Comprendendo che quella foglia non era mai nata, comprese che anche lui non era mai nato. Entrambi, la foglia e lui stesso, si erano semplicemente manifestati. Poichè non erano mai nati, non potevano morire. Questa visione profonda dissolse le idee di nascita e morte, di comparsa e scomparsa; e il vero volto della foglia, assieme al suo stesso volto, divennero manifesti. Vide che è l'esistenza di ciascun fenomeno a rendere possibile l'esistenza di tutti gli altri fenomeni. L'uno contiene il tutto, e il tutto è contenuto nell'uno.
La foglia e il suo corpo erano una cosa sola. Nessuno dei due possedeva un sè permanente e separato, nessuno dei due poteva esistere indipendentemente dal resto dell'universo.
Siddharta comprese che l'impermanenza e l'assenza di un sè sono le condizioni indispensabili alla vita. Senza impermanenza, senza mancanza di un sè, nulla potrebbe crescere ed evolversi. Se un chicco di riso non avesse la natura dell'impermanenza e del non sè, non potrebbe trasformarsi in una piantina. Se le nuvole non fossero prive di un sè e impermanenti, non potrebbero trasformarsi in pioggia.
Senza natura impermanente e priva di un sè, un bambino non potrebbe diventare un adulto, "Quindi" pensò, "accettare la vita significa accettare l'impermanenza e l'assenza di un sè. La causa della sofferenza è la falsa nozione della permanenza e di un sè separato. Vedendo ciò, si giunge alla comprensione che non c'è nè nascita nè morte, nè creazione nè distruzione, nè uno nè molti, nè dentro nè fuori, nè grande nè piccolo, nè puro nè impuro. Sono tutte false distinzioni create dall'intelletto. Penetrando nella natura vuota delle cose, le barriere mentali vengono scavalcate e ci si libera dal ciclo della sofferenza".

dal libro: "vita di SIDDHARTA  il BUDDHA"
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