mercoledì 12 marzo 2014

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C’era una volta un uomo che stava seduto all’ingresso della città. Un giovane si avvicinò e domandò:
“Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”. 
L’uomo rispose con una domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”. 
“Egoisti e cattivi – disse il giovane – per questo sono contento di partire di là”. 
“Così sono gli abitanti di questa città”, gli rispose l’uomo. 
Poco dopo un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”. 
L’uomo rispose con le stesse parole: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”. 
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti – disse il giovane – avevo tanti amici ed ho fatto fatica a lasciarli”. 
“Anche gli abitanti di questa città sono così”, rispose l’uomo. 
Intanto un signore aveva sentito le conversazioni. Quando il secondo giovane si allontanò, si rivolse all’uomo, con tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?”. 
“Caro mio – rispose l’uomo – ciascuno porta il suo universo nel cuore. 
Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neppure qui. Al contrario, chi aveva degli amici nell’altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. 
Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in esse”.

In base alla visione che abbiamo di ciò che osserviamo, creiamo quella realtà. La questione, qui, è come guardo le cose. Einstein diceva che la domanda più importante da farsi è la seguente: vivo in un universo amichevole o ostile? Il modo in cui consideri l’universo influenza tutte le esperienze di vita che farai: quando cambi il modo di vedere le cose, le cose cambiano letteralmente..   
(Wayne Dyer)

E’ la nostra mente a causare i nostri problemi, non le altre persone, non “il mondo esterno”. E’ la nostra mente, con il suo flusso di pensieri pressoché costante, che pensa al passato e si preoccupa del futuro. Noi commettiamo il grave errore di identificarci con la nostra mente, pensando che questa sia la nostra identità, mentre in realtà noi siamo esseri ben più grandi...
(Eckhart Tolle)


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