lunedì 10 febbraio 2014

Osho

Amato Osho,
per dodici anni, come sannyasin, ho corso molti rischi vivendo oltre i miei limiti economici, e non solo sono riuscito a sopravvivere, ma a volte ho goduto di immense benedizioni. Ma da quando mi sono reinserito nella società cinese e ho raggiunto l’età di quarantotto anni, sono diventato più sensibile e mi preoccupo dell’assistenza sanitaria e di un reddito sicuro. Cosa significa per un sannyasin vivere nella società senza cadere nelle trappole mentali della stabilità, e senza smettere di sviluppare la sua fiducia nell’esistenza, che è possibile in uno stato di insicurezza?

Anand Alok, la prima cosa che un sannyasin deve capire è che la vita è priva di sicurezze. Non esiste assicurazione contro la morte e quanto più tu provi a rendere la vita sicura e certa, tanto più essa diventa arida e deserta.
Insicurezza significa che tu sei costretto a rimanere vigile e all’erta nei confronti dei pericoli. La vita è sempre sulla lama di un rasoio. L’idea di essere salvo e al sicuro è molto pericolosa perché così credi di non aver bisogno di essere vigile e consapevole. E difatti cerchi sicurezze e certezze proprio per evitare di essere vigile e consapevole.
Vivi momento per momento con tutte le insicurezze che questo comporta. Gli alberi stanno vivendo, gli uccelli stanno vivendo, gli animali stanno vivendo e non sanno nulla delle assicurazioni, non sanno nulla della sicurezza. Non sono preoccupati – per questo possono cantare ogni mattina.
Tu non riesci a cantare ogni mattina, forse non hai mai cantato in nessuna mattina della tua vita. Le tue notti sono popolate di incubi pieni delle insicurezze, dei pericoli e dei rischi che si nascondono intorno a te. La mattina il tuo risveglio non è gioioso: ti svegli per fronteggiare ancora una volta le insicurezze della giornata, i problemi, le ansie.
Ma ascolta gli uccelli. Non credo che abbiano perso qualche cosa. Guarda come sono belli e agili i cervi, guarda gli alberi – che qualcuno può tagliare in ogni momento. Ma non se ne preoccupano, sono interessati a questo momento, non al prossimo: questo momento pieno di gioia e di pace. Tutto è verde e pieno di vita.
Posso capire che per te gli anni passano. E con l’aumentare degli anni... egli sta dicendo in altre parole che la morte è più vicina. Ma non c’è modo di evitarla. E se non puoi evitarla – nessuno è mai stato capace di evitare la morte – allora è meglio non farla diventare una preoccupazione. Ciò che deve accadere accadrà, perché distruggere il momento presente per qualche cosa che non è ancora successo? Prima lascia che accada, a quel punto potrai preoccupartene. Prima lascia che la morte arrivi e poi nella tomba avrai tutta l’eternità per preoccuparti di essere al sicuro, di essere salvo – non avrai niente altro da fare.
Per ventiquattro ore al giorno potrai agitarti e rotolarti nella tua tomba, che è totalmente privata e sicura – non puoi neppure uscirne. Nessuno potrà mai entrare nella tua tomba. Soltanto chi è nella tomba è assolutamente sicuro che non può accadergli nulla.
Quanto più sei vivo, tanto più amerai l’insicurezza, e l’insicurezza renderà la tua intelligenza più sottile, la tua prontezza sarà più acuta e la tua consapevolezza crescerà continuamente. Hai notato che i grandi scienziati non vengono mai da famiglie ricche? E neppure i grandi poeti ed i grandi mistici. Le famiglie ricche non hanno dato un grande contributo allo sviluppo della consapevolezza o alla crescita dell’uomo. Per quale ragione? Perché un bambino che è nato con la camicia non ha bisogno di preoccuparsi di sicurezze e certezze, ogni cosa per lui è sicura e certa. Naturalmente questo intorpidisce la sua mente. Egli non ha stimoli, è continuamente circondato da domestici, da tutte le comodità, dal lusso. Non ha tempo per pensare anche alla consapevolezza, ad essere vigile, alla meditazione.
Ho sentito dire... in California una Rolls Royce si fermò di fronte ad un hotel e una donna seduta nella macchina disse al guardiano, “Chiama quattro facchini, il mio bambino deve essere portato in camera”. Il guardiano non poteva crederci, ma sentì una grande pietà per quel povero bambino – forse non poteva camminare. Ma il bambino sembrava perfettamente sano. Certamente troppo grasso, ma doveva esserci di sicuro qualche cosa che non andava: era la prima volta che qualcuno doveva essere trasportato e il bambino non poteva avere più di dieci anni. Così furono chiamati quattro facchini. Trasportarono il bambino, e anche loro non capivano. Gli chiesero: “Non puoi camminare? C’è qualche problema?”. Il bambino rispose: “Non ci sono difficoltà, non c’è problema. Posso camminare ma non ne ho bisogno – posso permettermi il lusso di farmi portare. Soltanto i poveri camminano. Dal momento che posso permettermi di farmi portare in camera, perché dovrei comportarmi come un povero?”.
Essi dissero alla madre: “Questo non va bene.” Lei rispose: “Non sono affari vostri. Ogni volta che il bambino deve andare da qualche parte trasportatelo fino alla macchina e quando torna riportatelo in camera. È mio figlio, il mio unico figlio e gli devo dare tutti i lussi e le comodità possibili. E non preoccupatevi, perché ce lo possiamo permettere: qualunque sia il vostro compenso, possiamo pagarlo.”
Questo ragazzino potrà mai pensare di diventare meditativo, consapevole, vigile? Potrà mai nascere in lui l’idea di cercare la verità? No, egli rimarrà semplicemente un vegetale.
Avete visto, sino a pochi anni fa il mondo era pieno di hippies ed essi erano tutti sotto i trent’anni. E stava accadendo uno strano fenomeno di cui nessuno si è accorto… superati i trent’anni, dove sono finiti questi hippies? Superati i trent’anni hanno cominciato a preoccuparsi della loro tranquillità e della loro sicurezza. Metà della vita se ne è andata ed essi ne hanno gioito al massimo, ma ora la vecchiaia incombe e con essa la morte. Hanno dimenticato completamente la filosofia hippie – improvvisamente sono diventati dei conformisti!
Ho saputo dai miei amici che quegli hippies che non si facevano il bagno, che non si radevano la barba, che non si lavavano i denti, sono ora diventati perfettamente normali – fanno il bagno, si radono, si lavano i denti. Ora lavorano e molto, negli uffici, nelle fabbriche, ma sono tutti scomparsi.
Appena una persona comincia ad invecchiare lo spettro della morte comincia ad incombere su di lei e questo crea la paura. Ma per quanto riguarda un sannyasin, la morte non esiste.
Se hai paura della morte e dei pericoli che puoi trovarti di fronte, ciò significa che la tua meditazione non è profonda, che per te la meditazione non è stata altro che una moda. É il momento per te di entrare nella meditazione in maniera autentica e sincera, perché quello è il solo spazio in cui puoi essere libero da tutte le paure: della morte, della vecchiaia, delle malattie.
Ti rende consapevole del fatto che tu non sei il corpo, che tu non sei la mente e che non sei soltanto questa vita, ma sei la vita eterna. La morte è arrivata molte volte e tu sei ancora vivo, e la morte arriverà molte volte ancora e tu sarai ancora vivo.
La conclusione finale della meditazione è quella di vivere il momento nella sua totalità, intensamente, con gioia, perché non c’è nulla di cui avere paura – perché anche la morte è una finzione. Non c’è bisogno né di certezze né di sicurezze.
Vivi nel momento e abbi fiducia nell’intera esistenza, così come gli uccelli ne hanno fiducia e gli alberi ne hanno fiducia. Non separarti dall’esistenza, diventane parte e l’esistenza si prenderà cura di te. Si sta già prendendo cura di te.
Un commesso viaggiatore, avendo completato il suo giro di affari in anticipo, mandò un telegramma a sua moglie, “Torno a casa venerdì.” Arrivato a casa trovò sua moglie a letto con un altro uomo. Essendo una persona non violenta, andò a lamentarsi dal suocero, che gli rispose: “Sono sicuro che c’è una spiegazione.”
Il giorno dopo il suocero era tutto sorridente, “C’era una spiegazione: non ha ricevuto il tuo telegramma.”

Questo è come funziona la mente. Se guardi in profondità, la mente è semplicemente stupida – tutte le menti. E la mente continua a creare ogni genere di preoccupazioni e turbamenti. Il mio messaggio è che tu non sei la mente. Non hai bisogno di nessuna spiegazione, hai bisogno di un’esperienza e quell’esperienza manca e da qui è sorto il problema.
Un passeggero di un aereo, mentre gli veniva servito un drink, esclamò: “Ehi, guarda che novità – un cubetto di ghiaccio con un buco in mezzo!”
“Che novità è mai questa?” rispose l’uomo seduto al suo fianco, “Io ne ho sposato uno!”

Non devi dare troppa importanza a ciò che la mente dice e pensa, ridi di queste cose.
Evita i giochi della mente. Vai oltre la mente, dove domina il silenzio – nessuna incertezza, nessun dubbio sulle sicurezze. In quel silenzio tutto è sicuro. Tu sei parte di questa esistenza.
Il tuo preoccuparti è come se una foglia su un albero si preoccupasse di essere al sicuro. L’albero si prende cura di tutto, fornendo la linfa necessaria alla foglia, portando l’acqua contro la forza di gravità – molto in alto, fino a trenta, magari sessanta metri – ma la foglia non è preoccupata.
La foglia non è consapevole di essere soltanto una parte di un grande albero. Tu sei parte di una vasta esistenza. Non pensare a te stesso come separato da essa e subito tutti i problemi scompariranno. In altre parole, il tuo ego è il solo problema. “Io sono” – questo è l’unico problema. “Io non sono, l’esistenza è.” Questa è l’unica soluzione.
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